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Paolo Mieli – I conti con la storia

 

Informazioni Evento
Autore: Paolo Mieli
Libro: I conti con la storia
Editore: Rizzoli
Data: giovedì
11 Dicembre 2014 – Ore 19:00

Sala: Auditorium Dante Alighieri
Dialoga con: Gianluigi Pellegrino (Editorialista de La Repubblica) e Mimmo Sacco (Giornalista RAI)

 

Paolo_Mieli_1Biografia

Paolo Mieli nasce a Milano il giorno 25 febbraio 1949 in una famiglia di origini ebraiche, figlio di Renato Mieli, importante giornalista e fondatore dell’ANSA, l’Agenzia Nazionale Stampa Associata.
Paolo Mieli muove i primi passi nel mondo dell’informazione stampata sin da giovanissima età: a diciotto anni è già a L’Espresso, testata per la quale lavorerà per circa un ventennio. Milita parallelamente in movimento politico sessantottinoil cui nome è Potere Operaio, politicamente vicino della sinistra extraparlamentare, esperienza che influenza i suoi esordi in campo giornalistico.
Nel 1971 Mieli è tra i firmatari della lettera aperta pubblicata sul settimanale L’Espresso sul caso Giuseppe Pinelli (l’anarchico precipitato da una finestra della questura di Milano, dove si trovava per accertamenti in seguito alla strage di Piazza Fontana) e di un altro pubblicato ad ottobre su Lotta Continua in cui esprime solidarietà verso alcuni militanti e direttori responsabili del giornale inquisiti per istigazione a delinquere a causa del contenuto violento di alcuni articoli.
Nel 1985 scrive per “la Repubblica”, dove rimane per un anno e mezzo, fino al suo approdo a “La Stampa”. Il 21 maggio 1990 diventa direttore del quotidiano torinese. Mieli in questi anni matura un modo di fare giornalismo che, con un neologismo, verrà poi da alcuni definito “mielismo”, e che assumerà una forma più precisa con il suo passaggio al “Corriere della Sera”, che avviene il 10 settembre del 1992.
Mieli lascia la direzione del Corriere della Sera il giorno 7 maggio 1997 lasciando l’incarico al subentraro Ferruccio De Bortoli. Rimane con l’editore Rcs ricoprendo la carica di direttore editoriale del gruppo. Dopo la scomparsa del grande giornalista Indro Montanelli, è lui ad occuparsi della rubrica quotidiana “lettere al Corriere”, dove il giornalista dialoga con i lettori su temi di ambito soprattutto storico.
Nel 2003 i presidenti di Camera e Senato indicano in Paolo Mieli il nuovo presidente designato della RAI. La sua nomina tuttavia dura soltanto pochi giorni per volere dello stesso Mieli, il quale rinuncia all’incarico, non sentendo attorno a sé l’appoggio necessario alla sua linea editoriale. Torna alla direzione del Corriere il giorno della vigilia di Natale del 2004 sostituendo l’uscente Stefano Folli. Il CDA di Rcs MediaGroup decide di sostituire nuovamente il direttore alla fine del mese di marzo del 2009 richiamando nuovamente Ferruccio De Bortoli, come già era accaduto nel 1997. Mieli lascia così la direzione della testata per assumere come nuovo incarico quello di presidente di Rcs Libri.

i conti con la storiaDescrizioni

Lo storico ha il compito di trasmettere la memoria, il dovere di ricordare. Quando, invece, è necessario dimenticare? Quando l’oblio diventa una virtù essenziale a ricomporre una comunità? Nell’Atene del V secolo, dopo il regime dei Trenta Tiranni, venne imposto il Patto dell’oblio, che vietava di “rivangare il passato” anche a quei cittadini che avrebbero avuto tutti i titoli per vendicarsi, “anteponendo alle rivalse private la salvezza della città”. Da allora sono state innumerevoli le volte in cui la storia ci ha imposto di dimenticare, di concederci una sospensione della memoria per rimettere le cose in ordine, sia pure in un ordine provvisorio. Oggi, dopo la fine del Novecento – il secolo delle febbri ideologiche e delle grandi passioni politi-che –, fare i conti con la nostra memoria condivisa è diventato più che mai necessario. Perché la scomparsa di fascismo e comunismo non ha significato la fine dell’uso politico del passato: “Nuove dottrine e nuovi radicalismi sono entrati in campo e si sono mescolati con quel che rimaneva delle vecchie fedi; tutte insieme poi hanno viziato l’aria, rendendo impossibile agli analisti e ai raccontatori del passato di prendere il fiato necessario per un’impresa che potesse dirsi di grande respiro”. Queste pagine attraversano oltre due millenni di storia, di storie e di uomini, ma anche di interpretazioni, errori di valutazione e menzogne. Dalla Firenze di Savonarola alla Roma fascista, dall’inquisizione allo schiavismo, da Giuda a Napoleone, l’autore intraprende un viaggio coraggioso e appassionato nella memoria intermittente, con la convinzione che, se saremo capaci di fare i conti con la storia senza preconcetti o pregiudizi, ci imbatteremo in non poche sorprese e forse saremo in grado di “ritrovare una base comune da cui avventurarci nella ricerca sul passato”.



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