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● #CittàdelLibro2017 ● Vorrei che tutti leggessero, non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo (Gianni Rodari) ● #CittàdelLibro2017 ● I Cammini dell'Uomo ●

mostre prova

 

“DANTE ALIGHIERI, PADRE DELLA PATRIA” – VANNI RINALDI

Location: Centro Fieristico – Auditorium Dante Alighieri
Info:
Vanni Rinaldi è nato a Soverato nel 1937. Dal 1950 è a Roma, dove vive e lavora. E’ laureato in Scienze Politiche. Il suo Curriculum è ricco di partecipazioni ad attività collegate con altre espressioni artistiche tra cui privilegiato è il rapporto con gli scrittori. Negli anni 80 e 90 ha lavorato a due cicli di opere pittoriche intitolati “La Fabbrica di Narciso” e “Stagioni”, che hanno dato luogo ad una serie di esposizioni oltre che in Italia anche in Germania, in Svizzera e in Francia. Dal 2000 ha intensificato l’impegno sia nell’area del Sacro sia in quella più propriamente laica. Per il Sacro si segnalano le 14 tavole della “Via Crucis”, collocate in permanenza nella Basilica di San Nicola in Carcere in Roma e le 14 tele della “Via Lucis”, dal 2 Giugno del 2008 definitivamente situate nella Basilica Nuova del Santuario di Fatima in Portogallo. La serie “profana” è costituita da “Donna è Arte”, 100 dipinti che compongono una sorta di studio articolato ma anche un omaggio nei riguardi dell’universo femminile; “Il Verso e il Segno”, circa 70 opere riferite a testi di Poesia e Prosa di autori di ogni epoca e nazionalità; “La Commedia nell’arte”, 100 opere, una per ciascun canto, ispirate al poema dantesco. Tutte le serie pittoriche sono ospitate in itinere presso importanti istituzioni culturali pubbliche e private in Italia e all’estero.

In particolare la “Commedia nell’Arte” è stata esposta tra il 2009 e il 2014 presso l’Istituto per gli Studi Filosofici a Palazzo Serra di Cassano di Napoli; la Pinacoteca dell’Archivio Centrale dello Stato in Roma; il Museo Dante Alighieri di Pescara, l’Università di Bari, dipartimento di Italianistica; l’Università di Napoli, facoltà di Architettura; la Mediateca dell’Università del Salento, Lecce; la Biblioteca Comunale De Nobili, Catanzaro; Il Complesso Monumentale San Severo al Pendino e il Castel dell’Ovo di Napoli.

Sono previste nel 2015 per il 750 esimo anniversario della Nascita di Dante esposizioni a Bologna e Milano.

 

“TRANSITORIO DUREVOLE” – MIRELLA BENTIVOGLIO
Location: Centro Fieristico – Open Space Vittorio Bodini
Info:
1998 – 1998; Come determinata da un’ora molto tarda del giro solare, questa obliqua ombra allungata è tratta da un’istantanea in controluce che rappersenta me in lettura.

Inviai all’artista brasiliana delle ombre, Regina Silveira, con la descrizione del mio progetto. Con la forza espressionista che distingue le sue anamorfosi, Regina mi procurò la silhouette nera che, stesa tra pareta e pavimento, viene qui presentata. Nel libro che l’ombra tiene tra le sue mani di ombra, ma che è un concreto volume tridimensionale, è inserita, visibile, l’immagine stessa dell’installazione.

Le pareti si sono trasformate in pagine e il simulacro della transitorietà, una volta assegnato al campo simbolico della comunicazione, assume i caratteri della durevolezza. La nostra precarietà esistenziale ha nel libro la propria sopravvivenza. (Mirella Bentivoglio)

Mirella Bentivoglio, nata a Klagenfurt nel 1922, vive a Roma. È un’artista, poetessa e performer italiana, che opera nell’ambito delle poetiche verbo-visuali. Dal 1965 si è occupata di poesia concreta e di poesia visiva come critico e artista, creando composizioni con parole e immagini, collage, tecniche grafiche. Dalle sperimentazioni di poesia concreta, che valorizzano aspetti visivi della scrittura, è passata alla poesia visiva, che più liberamente associa scrittura e immagine, e alla poesia-oggetto, che opera interventi linguistici su oggetti e ambienti. Ha curato numerose iniziative di arte al femminile in Italia e all’estero, tra cui una mostra storica di ottanta donne alla Biennale di Venezia nel 1978. Ha dedicato ricerche di tipo storico alle artiste del Futurismo italiano. Ha pubblicato poesie in volume per l’editore Scheiwiller nel 1943 e successivamente per Vallecchi. Ha pubblicato monografie e saggi in Italia e all’estero (Francia, Stati Uniti, Olanda, Germania)

 

“CARMELO BENE” – TONINO CAPUTO

Location: Centro Fieristico – Hall Carmelo Bene
Info: 
Tonino Caputo (Lecce, 1933) è un pittore e scenografo italiano. Nel 1952 è a Roma dove si iscrive alla Facoltà di Architettura. Risale al 1956 la sua prima collettiva, iniziando così la sua ricerca quinquennale nel campo dell’Informale. Nel 1958 partecipa a una collettiva romana insieme a Mimmo Rotella, Carla Accardi, Corrado Cagli, Giandomenico Gnoli, Gastone Novelli, … Conosce e stringe rapporti d’amicizia con Piero Manzoni. Dal 1963-1965 lo troviamo attivo a Parigi e dal 1966-1968 inizia l’attività di scenografo cominciando con il teatro e il cinema di Carmelo Bene di cui sarà amico e suo stretto collaboratore. Sono sue le scenografie di Nostra Signora dei Turchi e Capricci e tutte le locandine degli spettacoli teatrali di Bene di questo periodo. Dal 1970 al 1973, Caputo compie diversi viaggi nei paesi dell’Est europeo. Nel 1972 partecipa alla biennale di Venezia (sezione teatro) con le scenografie per il dramma “Egloga” di Franco Cuomo e Marica Boggio. Nel 1974 collabora all’Enciclopedia Treccani come coordinatore dell’immagine del vocabolario. Nel 1977-1979 è in Australia. Tra il 1983 e il 1984 esegue due pale d’altare per la chiesa di Quercia di Aulla (Massa-Carrara). Nel 1983 è in Svezia (1983) e a cominciare dal 1984 fa la spola tra Roma e New York. Nel 1992 Caputo risulta nella rivista inglese Art and Design tra i cinquanta artisti italiani più significativi della seconda metà del XIX secolo. Le sue opere figurano in collezioni private e pubbliche in Italia, Francia, Belgio, Olanda, Germania, Svizzera, Inghilterra, Svezia, Danimarca, Israele, Stati Uniti, Argentina e Australia. Per i suoi scorci urbani desolati, in particolar modo newyorkesi, Fortunato Bellonzi definisce Tonino Caputo il “nuovo metafisico”.

 

LE CARTE SALENTINE: I BOZZETTI DAL DISEGNO ALLE CARTE – KURUMUNY

Location: Centro Fieristico
Info:
La mostra è costituita da una selezione degli studi che l’artista Francesco Cuna ha realizzato per le quaranta carte che compongono il mazzo Le Salentine. Le tavole, realizzate a matita e inchiostrate, riprendono lo stile classico delle carte da gioco regionali, dal tipico tratto netto e dall’ombreggiatura tratteggiata. I disegni dei costumi dell’otto e del nove si basano sulle illustrazioni del volume Il costume popolare pugliese, Congedo, Galatina 2001. I dieci, nella rivisitazione, diventano i santi, personaggi riconoscibili negli affreschi, nelle statue e nei santini, vere e proprie icone della religiosità popolare.

In generale per tutti i riferimenti simbolici è stato consultato l’archivio storico di Luigi Chiriatti della casa editrice Kurumuny, integrato da un lavoro di raccolta di testimonianze orali sul territorio. I bozzetti sono stati poi digitalizzati, montati e colorati da Alessandro Sicuro, grafico e ideatore del progetto. L’attenzione ai dettagli si estende anche ai colori e relativi rapporti cromatici, alle misure e alle proporzioni delle carte napoletane, mantenendo così la giocabilità del mazzo diffuso in terra salentina.

Le Salentine nascono dal desiderio di creare un mazzo di carte da gioco legato al territorio e alla sua storia, pur mantenendo una giocabilità pari a quella delle carte regionali napoletane, cui si ispirano e di cui conservano la peculiarità dell’aspetto cromatico. Il mazzo è composto da quattro semi che si richiamano alla tradizione e ne diventano sintesi simbolica. Le carte rappresentano un vero e proprio progetto di ricerca storico sulla simbologia, sulle tradizioni e i costumi del territorio salentino.

 

“UN UOMO CONDANNATO AL CORAGGIO” – ANTONIO MINELLI ideatore e direttore artistico

Location: Centro Fieristico – Open Space Vittorio Bodini
Info: 

VITTORIO BODINI (nato a Bari nel 1914, ma di famiglia e di formazione leccese, morto a Roma nel 1970) è considerato tra i maggiori interpreti e traduttori italiani della letteratura spagnola (Lorca, Cervantes, Salinas, Rafael Alberti, Quevedo). Bodini è stato un poeta che ha attraversato, con ironia quasi picaresca, tutte le avventure del Novecento europeo, spiccando tra i maggiori letterati del dopoguerra italiano. Il suo percorso professionale e personale, è definibile all’interno di una continua ricerca delle origini e delle opportunità dei popoli mediterranei, intesi come radice della cultura europea. Questa sua scelta dedicata, lo ha portato necessariamente ad un estenuante lavoro “dietro le quinte”, contribuendo così ad una efficace affermazione del novecento culturale italiano all’interno dei movimenti artistici e letterari del secondo novecento.

A cento anni dalla sua nascita, la mostra Un Uomo Condannato al Coraggio intende ricostruire la vita e le opere dell’autore attraverso le immagini più rappresentati-ve del suo percorso. L’obiettivo è quello di illustrare la vita di un uomo che ha contrassegnato col suo pensiero alcuni dei più importanti paragrafi della cultura italiana (e non solo). In un percorso di immagini e suoni sarà così data la possibilità di conoscere Vittorio Bodini, i personaggi che lo hanno accompagnato nel suo lavoro e il riscontro internazionale generato dalle sue opere.

Composizione

La mostra consta diverse immagini indicative della vita, delle opere e delle relazioni culturali dell’autore. Le immagini sono stampate su diversi materiali – tessuto, forex, carta fotografica, carta a stampa e sono suddivise in diverse sezioni (es: vita, opere, articoli, grandi autori). A queste si aggiungono le riproduzioni digitalizzate di scritti e dediche dei più grandi autori del ‘900 italiano (tra gli altri: Zavattini, Pasolini, Spaziani, Quasimodo, Ungaretti).

La Stampa

Altro elemento della mostra sono alcuni estratti della stampa italiana e straniera che hanno conferito a Vittorio Bodini la fama di autore, traduttore e poeta a livello nazionale e internazionale.

Sono quindi presenti sia articoli scritti da Bodini e pubblicati sulla stampa Italiana, sia articoli riferiti a Bodini pubblicati in Paesi come Spagna, Stati Uniti oltreché, ovviamente in italia.

 

Un doveroso ringraziamento va al CENTRO STUDI VITTORIO BODINI, all’Associazione FORMEDITERRE, alla Regione Puglia, a MUST – Museo Storico della Città di Lecce ed a LECCE 2019 – Reinventare Eutopia, che hanno fortemente contribuito alla realizzazione del progetto.

 

“ASSENZE PRESENTI” – di FRANCESCO PADULA
Location: Centro Fieristico – Hall Carmelo Bene
Info: 
Uno sguardo sul presente, un racconto in cui il protagonista non è il soggetto in sé, ma la relazione che si stabilisce tra l’individuo e lo spazio che lo circonda.

Catturando la presenza spettrale e inafferrabile dell’uomo nel contesto urbano, si ritrae metaforicamente la sua assenza. L’individuo appare quasi privato di una propria dimensione interiore, inesorabilmente piegato al ritmo frenetico e accelerato del progresso e del consumismo, afflitto dalla desolazione delle architetture urbane. Il volto delle città appare poco rassicurante: le architetture imponenti la sovrastano dall’alto e, più in basso, tutto è avvolto dalle ombre; la luce artificiale rischiara gli spazi freddi e desolati dei luoghi pubblici, delle strade e dei mezzi di trasporto. Tram, linee metropolitane, centri commerciali, aeroporti, luoghi che si percorrono quotidianamente in cui milioni di individualità si incrociano senza entrare in relazione.

L’antropologo francese Marc Augé li definisce “non luoghi”, zone di passaggio dove si vive in un eterno presente, dove ogni essere umano è sempre un viaggiatore o un passeggero, senza identità definita, in perpetuo transito fra uno svincolo e l’altro della strada, principale o secondaria che sia.

Tali luoghi esprimono una contemporaneità effimera, le cui qualità sono la precarietà, La transitorietà e un individualismo portato agli eccessi.

La scelta di rappresentare questi luoghi nasce dal desiderio non tanto di raccontare lo spazio urbano, quanto di raffigurare la relazione che si stabilisce tra l’uomo e questo contesto. La rappresentazione di uno spazio vuoto, o quasi del tutto privato della presenza dell’uomo, denota una misera visione della condizione umana e fotografa un universo in disgregazione, segnato dall’alienazione e dalla solitudine. Raffigura,a un primo sguardo, un cimitero dell’anima, in cui non c’è spazio per le emozioni e per l’affettività.

Eppure il passaggio attraverso questi luoghi rappresenta una scelta obbligata, a cui gli individui non possono sottrarsi, spinti dalla necessità di accelerare gli spostamenti quotidiano dal desiderio frenetico di consumare. E inevitabilmente, questa presenza spettrale porta con sé tutto il proprio vissuto e i propri stati d’animo. Dietro l’apparente assenza dell’uomo non si cela, quindi, una sua passività ma, al contrario, uno scambio attivo in cui, attraverso il suo inevitabile passaggio, l’individuo è presente e restituisce un proprio significato a tali spazi. Lo spazio urbano e lo spazio occupato dall’uomo, metaforicamente o fisicamente, entrano in relazione creando un terzo spazio, una dimensione che supera il concetto di luogo pubblico tradizionale inteso come spazio della collettività. E’ il corpo stesso dell’uomo, spettrale e inafferrabile, che rappresenta esso stesso un luogo: un luogo interiore, invisibile a occhio nudo, in cui l’individuo ripensa tali spazi e restituisce loro un senso, adattandoli ai propri bisogni,un’ottica tutta orientata al presente e al desiderio di soddisfarli.

 

“WINE ART” – ARIANNA MARGIOTTA

Location: Centro Fieristico – Open Space Vittorio Bodini
Info: 
Giovane artista Salentina. Sin da bambina ho avuto una forte attrazione per tutto ciò che esprimeva creatività e colore.
Crescendo ho approfondito questo mio forte interesse attraverso gli studi: prima l’Istituto d’Arte di Lecce, poi l’Accademia delle Belle Arti di Lecce passando per vari corsi specialistici sulla lavorazione della ceramica, del vetro e del mosaico.
Un percorso fondamentale per la realizzazione di opere che esprimono le mie sfumature, i miei colori, i miei mondi. Universi sottomarini dall’ispirazione onirica, temi floreali e scorci di paesaggi; il mio tocco si riconosce dall’intensità e dalla ricerca cromatica, dalla morbidezza delle forme, elementi di un’esistenza che si nutre di fantasia ed immaginazione e con i quali comunico serenità e gioia.
Non resta che seguirmi in questo mio percorso affascinante e un po’ sognatore.

 

“IL MARE DA TOCCARE” – ANNA MARIA DI MAGGIO
Location: Centro Fieristico – Open Space Vittorio Bodini
Info: 
Anna Maria Di Maggio è nata a Copertino (Lecce) l’11 08 73 e risiede a Villa Convento (Lecce).

Si è diplomata nel 1992 all’istituto statale d ‘arte di Lecce e poi nel 1996 all’ accademia belle arti di Lecce in decorazione. La sua attività professionale inizia nel 1995 con una serie di personali e collettive in Italia e all’estero (Svizzera e Inghilterra). L’artista durante la manifestazione “Città del Libro 2014” di Campi Salentina propone di esporre le proprie opere realizzate con tecniche miste e una estemporanea dimostrativa. Attraverso l’utilizzo della fibra vegetale della pala del fico d’india. La tecnica utilizzata durante l’estemporanea permette di accostare la personale ricerca creativa dell’artista ai i diversi materiali  prendendo spunto dalla natura e reinterpretando il tutto con un pizzico di immaginazione.

 

“COME DIO VUOLE: LUCI E VOCI DALLA TERRA DI SALENTO” – ANDREA MORGANTE

Location: Open Space Vittorio Bodini
Info:
 «Se è vero che in genere si fotografa solo quello che si sa, Andrea Morgante non solo sa, ma ama da lungo tempo, e conosce fin nelle fibre più intime ciò che fotografa.» ha scritto di lui Lanfranco Colombo, critico fotografico per conto della Kodak «Che poi si tratti di una spettacolare mareggiata o di una processione spiata attraverso una porta, di una partita a carte tra anziani o di un mosaico, ciò sta a indicare come l’universo di Morgante sia fondamentalmente omogeneo, pur nella sua variegata espressività, e intrinseco alle sue radici.»
Era doveroso, dunque, che – nel momento del suo massimo splendore – il Salento restituisse in qualche modo il giusto riconoscimento a uno dei suoi figli più fedeli, che qui hanno avuto il coraggio di restare.

 

“INFINITE VICINANZE” – contemporanea di DARIO MANCO e MARIO SCHIAVONE

Location: Casa Prato – Via San Giuseppe (Centro Storico)
Info:

DARIO MANCO

LE RAGIONI DELL’OPERA

Per descrivere la ricerca artistica del fotografo salentino Dario Manco, bisogna partire dalla sua esperienza pittorica che trova riscontro nelle seconde avanguardie internazionali, e nello specifico in una zona di confine e di riflessione critico-teorica legata concettualismo, al minimalismo e all’arte povera. Una elaborazione creativa che diventa parte integrante di un radicale spostamento verso la dimensione dello spazio ambientale e organico, teorizzato da Germano Celant nel 1976. Una crescita intellettuale oltre che artistica, che dall’apporto minimale dei pattern geometrici su tela della prima serie di “Oltre il muro” è approdato agli squarci tridimensionali, dove una striscia contorta e nera apriva lo spazio prospettico evidenziato da un contorno elegante di foglia d’oro.   Gioca un ruolo importante nella ricerca artistica di Manco, il suo lavoro nel campo della moda che lo ha orientato verso la questione psicologica e verso quell’attitudine culturale che ha caratterizzato gli artisti del XX secolo. Infatti, il suo lavoro come artista visuale, si è perfezionato nella serie “Identity”, dove non predomina alcuna figura ma è lo spazio prospettico che diventa “figurato”, e la tela che faceva da supporto sul quale erano calibrati i colori e materiali poveri, ora è la “materia prima”, essenza pura e organica che esce fuori e si alimenta dello spazio esterno. Con questa serie di opere minimali (trattate con tonalità dal bianco al seppia), che si stabilisce il primo approccio a quella pratica identitaria che parte dalla deflagrazione del quadro nello spazio e nel tempo.

È a questo riferimento anacronistico che possiamo oggi inquadrare la ricerca fotografica di Dario Manco e soprattutto alle qui presenti opere in mostra del 2008 di cui “ Limits” ed “Energy machine” . In “Limits”, il limite è superato: al centro della scena c’è un corpo umano, il suo, che grazie alla fotografia, diventa traccia e memoria dell’azione, che da corpo chiuso si apre a corpo diffuso e quindi, proietta l’artista in una dimensione mistica e sacrale; un corpo-scena, direi, ambientale e installativo, che favorisce quella visione di smaterializzazione della fisicità, ancor meglio espressa nell’opera “Energy machine”. In questa fotografia, infatti, il corpo dell’autore è rappresentato a mezzo busto e sfumato nei suoi contorni esterni, il viso è quasi inesistente e l’attenzione è rivolta ad accentuare l’interiorità, offerta da un cuore, l’unico vero elemento reale della scena; un cuore, però, sproporzionato a quello umano, ma che ben si presta a considerare la fisicità, quale elemento portante del discorso artistico fin qui intrapreso e, a ridefinire i confini dell’identità personale e del suo possibile disperdersi.

In questo quadro autobiografico, incontriamo la serie dei “Vizi capitali” realizzati nel 2010 su sfondo bianco, quale ritorno nostalgico alla rappresentazione prospettica dell’infinito e che nel suo non-colore di base, trova le direttive del   “dietro le quinte dell’immagine” di cinematografica memoria. Una architettura dell’immagine illustrata, dunque, che evidenzia la “messa a fuoco” dell’obiettivo fotografico e che nello schema compositivo piramidale dell’opera “Superbia”, evidenzia ancor di più quell’ideale di teoria della prospettiva praticata dagli artisti rinascimentali. Il colore bianco rappresenta l’inizio, la sospensione, la leggerezza; lo spazio indefinito in cui i personaggi qui rappresentati, incluso lo stesso autore, si riflettono nello sguardo di chi osserva, rendendolo partecipe della sua riflessione volta a scandagliare le problematiche esistenziali nell’era della globalizzazione, a mostrare il lato patologico delle relazioni interpersonali quali il sadismo, il masochismo, l’indifferenza o il voyeurismo. Pratiche che ci riconducono al corpo diffuso, ovvero a quella corporeità stretta nei codici di comportamento, abbigliamento, atteggiamento, tesi a negare la fisicità ma che aiutano l’artista a formulare concetti artistico-espressivi di una corporeità libera, che si manifesta e si diffonde attraverso altre opere più recenti.

MARIO SCHIAVONE

UNIPATIE

Pochi colori, così come bastano poche parole per dire tutto.

Mario Schiavone ci prende per mano e ci invita a guardare l’intimità della nostra esistenza, quell’intimità e quella profondità che, spesso, vorremmo non avere.

E’ uno sguardo doloroso, dominato dalla vergogna della nostra impotenza e dallo scandalo di un dolore e di una imperfezione chiusi nelle venature di ogni nostro atto.

Ci si sente un po’ come Dante nella selva oscura dove tutto è nero, il nero di un’esistenza ferita, il nero generato anche dalla nostra stessa ombra che volge le spalle alla luce.

E’ necessario attraversare il proprio “inferno” fatto di croci quotidiane e di spade che tagliano il respiro.

Cosa permette questo viaggio? Ciò di cui siamo costituiti: il desiderio.

Il desiderio è ciò che ci fa assomigliare ad Ulisse e che ci permette di varcare le nostre Colonne d’Ercole, instabili fondamenta della nostra superficialità.

Ed ecco che, a questo punto, succede qualcosa.

C’è un improvviso passaggio dal nero al bianco che segna come un’apertura, un cambio di prospettiva; così come quando in una melodia si passa da una tonalità in minore ad una in maggiore: un respiro nuovo.

Viene quasi da socchiudere gli occhi per non rimanere abbagliati da un bianco che mostra, comunque, un punto di realtà; un punto nero e ferito, ma reale: una possibilità.

La luce non cancella niente di un vissuto zoppicante e, anzi, mostra le cicatrici e i rattoppi del nostro vissuto.

Si tratta di una reale presa di coscienza di quello che siamo: rimangono le suture, ma rimane anche la luce.

Accompagnati in questo percorso scopriamo di essere noi i protagonisti, lacerati tra una realtà spesso intraducibile ed un ostinato desiderio di vita e di significato.

L’artista non ci lascia soli, ci invita ad uno sguardo profondo, ad un livello di maturità introspettiva tale che permette il fiorire di un’ immedesimazione che non ha bisogno di tante parole.

Rimane un sospiro pieno di gratitudine.

Francesco Bogani

 

“FABBRICANTI DI ARMONIE IN POESIE OVALI” – di FRANCO SIMONE
Location: Casa Prato/Sala Pari Opportunità – Via San Giuseppe (Centro Storico)
Info: 
In occasione… sarà allestita a Campi Salentina nei suggestivi spazi de… ”Fabbricanti di Armonie in Poesie Ovali” una mostra – installazione effimera di sculture temporanee di pietre in equilibrio, la forma artistica di arte ambientale ed effimera trae origine da un’antica disciplina Zen, di raccolta e disposizione di pietre e sabbia.

Il progetto si avvale del patrocinio di WWF Puglia e di Legambiente Puglia.
Ci fu un tempo in cui l’Equilibrio e l’Armonia scandivano e misuravano il rapporto dell’uomo con la Natura ed il paesaggio.
Ci fu un tempo in cui le azioni ed i gesti erano proporzionali alle forze impiegate, un tempo necessario ed un tempo sufficiente, un tempo esausto della fatica e del bisogno, un tempo perduto nel passato dei manuali.
Ci fu un tempo posteriore di Natura ed esperienza, di corpo e di mente in equilibrio.
Ci fu il tempo dei nachiri, nocchieri di navi ipogee scavate nel tufo 5 metri sotto il corso del paese, fabbricanti di armonie lampanti al suono di mistici campanacci, nei frantoi di stagioni e di sonni.

Ci fu un tempo.

 “La vista delle rovine ci fa fugacemente intuire l’esistenza di un tempo che non è quello di cui parlano i manuali di storia o che i restauri cercano di richiamare in vita. È un tempo puro, non databile, assente da questo nostro mondo di immagini, di simulacri e di ricostruzioni, da questo nostro mondo violento le cui macerie non hanno più il tempo di diventare rovine. Un tempo perduto che l’arte talvolta riesce a ritrovare” Marc Augè  

 

“JE REVIENS” – di GIOVANNI COBIANCHI

Location: Sala Don Pietro Serio – Piazza Libertà – (Centro Storico)
Info:
Tra 2012 e 2013 lavoro con una associazione che si occupa di ospitare ragazzi stranieri minorenni, arrivati in Italia da soli. Nei mesi passati assieme rimango colpito dai drammatici racconti del viaggio che hanno intrapreso per arrivare in Italia: la traversata nel deserto, le morti dei compagni, le carcerazioni nelle prigioni libiche, la paura vissuta in mare.
Propongo loro di realizzare un libro di testimonianze. L’idea però non viene accolta. I ragazzi non vogliono più ricordare quella drammatica esperienza, vogliono solo dimenticare e voltare pagina.
Decido allora di diventare io stesso testimone di quelle storie. Partendo da Lampedusa, intraprendo un viaggio a ritroso che mi porta in Tunisia, Niger, Costa d’Avorio, Mali, Libia, fino ad arrivare a casa di due di loro.
Durante i sei mesi vissuti in Africa, vivo la strada, incontro nuovi amici, sono protagonista di esperienze che raccolgo attraverso la fotografia, la forma di espressione che mi è più congeniale.
Il progetto l’ho chiamato Jereviens (io ritorno) per interpretarlo non come un viaggio che mi facesse partire, ma piuttosto ritornare. Tornare in quei luoghi e in quelle situazioni che non sono parte della mia realtà, ma in cui ero stato attraverso i loro racconti.

SABATO 13 DICEMBRE ORE 18.30

All’interno della mostra fotografica, l’autore delle foto presenterà il suo libro, autoprodotto, dal titolo JE REVIENS.

Un viaggio umano che parte dall’essere uomini semplici, scalzi e nudi. Un viaggio che implica il lasciarsi andare, trasportare verso quella strada fatta di amicizia, difficoltà, paure e speranza. Un racconto di luoghi che costringono, da decenni, i propri abitanti ad affrontare uno dei più strazianti esodi mai avvenuti e una finestra aperta su chiunque sia interessato a conoscere il perché, oggi, così tanti uomini e donne si mettono in cammino verso un destino incerto.


 

“COLORI E FORME SALENTINE” – SALVATORE PETRELLI

Location: Chiesa S.Oronzo – Piazza Libertà – (Centro Storico)
Info: 
Nella trentennale esperienza pittorica Salvatore Petrelli, in un continuo dialogo con la natura, ha sperimentato varie tecniche pittoriche: dall’olio all’acquerello, dalla spatola al pastello, dalla grafica a matita al disegno con la china.

In tutte uno studio ed una ricerca continua senza sosta avendo come punto di riferimento i “grandi” verso i quali nutre un’ammirazione sacrale.

La continua autocritica gli permette di non sentirsi mai pago, ma con serena pacata costanza, percorre un suo silenzioso cammino per il piacere di tendere sempre al meglio in un continuo, come usa definirlo, “divertimento”.

Verso la metà degli anni ottanta si affaccia all’Expo Arte di Bari, rassegna nazionale di arte con la presenza di numerosi galleristi e critici, dove conosce e si confronta con la grande pittura. E’ qui che in una delle diverse edizioni a cui partecipa, Salvatore Petrelli, riceve lusinghieri apprezzamenti da galleristi della Milano di Brera che, a loro dire, intravedevano nei suoi paesaggi, il continuatore di quel grande paesaggista che è stato Michele Cascella. E’ qui che conosce diversi mercanti d’arte con i quali lavora per diversi anni.

E’ il momento di una produzione che si colloca in diverse regioni d’Italia, particolarmente in Sicilia, come all’estero (la Svizzera).

Grazie anche ad una galleria di Ferrara che ha creduto subito nella pittura di Salvatore Petrelli, alcune sue tele sono state esposte in rassegne d’Arte a New York, Toronto e Tokio.

“Così il suo attento dialogare con la natura salentina è come un lungo racconto dove le solitudini assolate, i segreti dei cespugli incolti, le contorte anatomie dei vetusti olivi, i vastissimi campi in fiore sono loquaci protagonisti di una singolare storia di coscienza remota o di sogni fantastici.

Egli, infatti, supera in ogni sua tela il piacere puramente illustrativo degli armoniosi (e decorativi) spazi pieni di luce, per approfondire il suo silenzioso racconto nella serenità di una intima partecipazione, senza la frattura di complicati messaggi o linguaggi di ancor difficile interpretazione.

A noi resta di soffermarci, e mai come in questa occasione, dinanzi alle sue opere, sicuri di poterne trarre quell’intimo piacere che si può trovare in quest’arte così immediata e generosa.”

Alfredo Calabrese

 

“STOPS HIM! NEVER LOVE!” – EUGENIA RUSSO
Location: Ex Sala Gal – Piazza Unità d’Italia – (Centro Storico)
Info:

È un lavoro che nasce da una riflessione, quasi forzata, su di un grave problema che affligge la nostra civiltà: LA VIOLENZA SULLE DONNE.
Con queste foto vorrei gridare a chi subisce tali abusi: GUARDA QUESTA SEI TU!
Credo che ogni donna abbia la chiave per uscire da questa prigione, FERMALO! PERCHE’ QUESTO NON E’ MAI AMORE!
Non esistono verità assolute, ma la violenza deve essere SEMPRE messa in discussione…
Con le mie foto vorrei scuotere anche chi sa e tace…molto spesso non si tende la mano per aiutare, i protagonisti siamo anche noi che stiamo a guardare!
La forza della Donna non deve essere quella di SOPPORTARE ma quella di FERMARE LA VIOLENZA!

Questo mio progetto è un progetto viscerale, che nasce da sensazioni, da consapevolezze, dall’immedesimarsi, perchè basta un solo ceffone per distruggere oltre che una dignità, anche tutto il mondo interiore di una donna.

Con queste foto vorrei gridare a chi subisce tali abusi: GUARDA QUESTA SEI TU!
Credo che ogni donna abbia la chiave per uscire da questa prigione, FERMALO! PERCHE’ QUESTO NON E’ MAI AMORE!
Non esistono verità assolute, ma la violenza deve essere SEMPRE messa in discussione…
Con le mie foto vorrei scuotere anche chi sa e tace…molto spesso non si tende la mano per aiutare, i protagonisti siamo anche noi che stiamo a guardare!
La forza della Donna non deve essere quella di SOPPORTARE ma quella di FERMARE LA VIOLENZA!

Questo mio progetto è un progetto viscerale, che nasce da sensazioni, da consapevolezze, dall’immedesimarsi, perchè basta un solo ceffone per distruggere oltre che una dignità, anche tutto il mondo interiore di una donna.

 

“THE LIVING WILL” – di MICHAELA STIFANI in collaborazione con Mario Catalano

Location: Ex Sala Gal – – Piazza Unità d’Italia – (Centro Storico)
Info: 
Questo progetto nasce dall’esigenza dell’artista Mario Catalano di esprimere un difficile argomento quale quello dell’eutanasia, attraverso il testamento biologico.

Il connubio artistico tra il pittore e performer Mario Catalano e la performer e fotoamatrice Michaela Stifani ha reso il progetto visibile attraverso questi scatti.

Passo dopo passo, attraverso i dettagli di un corpo spersonificato e privato del significato universale, un corpo che parla di sofferenza e dolore, ma anche di scelte e di consapevolezza.

Un corpo etereo che é, comunque, pronto a donarsi totalmente.

Note biografiche:

Michaela Stifani nasce a Lecce il 23-03-1980. Compie contro la sua volontà studi tecnici, ma negli anni, oltre alle esperienze lavorative si dedica al teatro, alla performance e alla fotografia attraverso corsi di formazione, workshops ed esperienze dirette nel campo delle installazioni di arte contemporanea. Collabora con l’artista Massimiliano Manieri nella performance “L’italica” e “Bluff Point” e nell’installazione “Human Box”.

Mario Catalano nasce a Martignano il 12-11-1956. Inizia con la pittura e con performances estemporanee nel 2000. Nel suo passato conduce una vita difficile da descrivere, sopravvissuto solo grazie alla sua volontà di non voler morire. Segue la via artistica della vita e dell’amore, attraverso cui riesce ad esprimere edimostrare il miracolo che vive attraverso se stesso.

 



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