Citta' del Libro

Riflessioni al margine della Città del Libro 2011

La cultura è un’avventura personale: incomincia proprio quando la pubblica istruzione finisce” sosteneva Prezzolini citato sagacemente dalla Presidente della Fondazione “Città del Libro” Maria Novella Guarino, in apertura della XVII edizione della rassegna che a Campi Salentina(LE) riunisce annualmente, alla fine di Novembre, autori, editori, lettori, opinionisti, società civile. Finalmente l’evento si conosce e promuove ANCHE dalle nostre parti, gli stands quest’anno erano cinquanta nell’accogliente Centro Fieristico nel quale, come nella Cultura, ha investito l’elegante Cittadina salentina dalle tradizioni saldamente contadine. L’organizzazione, ormai collaudata da anni di affluenza crescente, è efficientissima e alle Scuole di tutt’Italia, per il momento in prevalenza pugliesi, ai visitatori tutti, viene offerto un tutoraggio cortese e fattivo (grazie per la familiarità e l’efficienza alle instancabili, professionalissime , Sabrina Sansonetti e Maria Luisa Rapanà in primis, alla Signora Nicoletta e a tutto lo staff che ci ha accompagnato per l’intera giornata del 24 ndr). Se il piacere ed il dovere della Lettura si coltiva privatamente, deve essere una scelta le dell’individuo, dunque, che senso avrebbe insistere ancora con la classica “visita didattica” che anche quest’anno abbiamo programmato con e per i nostri studenti? Promuovere la Lettura, la civiltà ispirata ad essa, fatta di valorizzazione del Genio, della Creatività, della Riflessione,dell’Ascolto  può essere un MOTIVO, IL motivo naturalmente. Ma quest’anno,  in un clima uggioso e  teso, proprio dei nostri stranianti giorni di crisi, in cui, privi di orizzonti e prospettive di speranza, irretiti  noi a Scuola in progetti ”riformati” e monchi, sempre in affanno di ore e finanziamenti, situazione  che ci porta spesso a non essere noi stessi, all’aggressività di esplosioni inconsulte e disperate, fatte di rabbia e di insoddisfazione, noi docenti stessi non credendo fino in fondo nel nostro lavoro, pur in questo bigio clima appunto,  la prospettiva per noi partecipanti alla “Città del libro”si è allargata fino a cambiare: lo diciamo  a giorni di distanza, a guardare con più attenzione. Ricchissima la scelta degli Autori nelle quattro giornate, stimolanti le proposte di concorsi lanciate dalla Rassegna, serissime le occasioni di approfondimento di temi pedagogici e di cultura del Territorio. Tra gli Autori,si sa, Dacia Maraini, Archetti, Aprile, Bianchini, Telese,  Tani, Morosinotto, Di Paolo, Manco, Lorenza Foschini, Vaime, Petacco, Caprarica, Spaak, Carrisi, Mazza. E poi Ospiti godibilissimi come Vergassola o Gazzé. Soprattutto  prende il progetto di una FUCINA della Città del Libro (ora pagina FB) che allarghi i lavori della Fondazione al Salento tutto, alla Regione, alla Penisola, al Mediterraneo  e, dopo un anno intero di micro rassegne tutte legate dal filo rosso dell’amore per la lettura e per la sua essenzialità,  giunga l’anno prossimo all’incontro conclusivo di Novembre.

Per noi , non solo per i ragazzi, folgorante  l’ incontro con Marco Archetti programmato con la Fondazione che ci ha fatto dialogare con un Autore importante, insostituibile in uno scenario contemporaneo italiano ricco di bravi narratori, grande dono della nostra epoca: ma è unica la sua maniera di vedere la Scrittura come un atto selvaggio, doloroso, lavoratissimo, faticoso, precario, non retribuito né retribuibile, spesso arrabbiato e sempre graffiante, molto raffinato. Il suo stare  “dalla parte del lettore”, Autore di indimenticabili, divertentissime pagine di avventure picaresche ed insulse, mai declamatorio anzi demistificante, che lancia al giovane pubblico parole di speranza, d’Impegno, sulle quali sono tornati i ragazzi che lo hanno acquistato e lo stanno divorando: “Lo Scrittore non può essere un “depresso”, perché dà un senso alla sua giornata, sente di dover portare avanti un impegno col lettore dalla cui parte sempre cerca di porsi”, dalla parte degli “asini”, dei deboli, diremmo dopo aver avuto la fortuna di leggerlo, che forse nell’autenticità dei loro goffi tentativi di vivere possono persino riuscire a”volare alto”, con “crudele pazienza”… Lo stiamo citando a piene mani, ne vale la pena, chissà cosa penserà,  imbarazzato  da tanti dovuti complimenti,  Lui, che si è mostrato giorno 24 esemplare per semplicità e serietà nel curare l’incontro con i lettori, disponibile, paziente. Il “tempo dona il lieto fine” a tanto lavoro, dice ai ragazzi Archetti, invitandoli a coltivare passioni e ambizioni. Pagine densissime, emozionate ed emozionanti, tratto  gentile, sorridente nell’incrociare gli sguardi dei partecipanti molto presi. E poi quel “Grazie!” di Dacia Maraini (Lei a noi?)mentre firmava il suo “Sulla mafia” e tutte le sue Opere che le porgevamo e che abbiamo letto con i ragazzi come passi fondamentali della nostra crescita di Italiani, che ci hanno comunicato il valore della Persona e della gentilezza, il valore dei diritti dei senza voce, Lei un po’ sminuita dal botta e risposta molto scolastico e dai moderatori degli incontri, ma che, quando finalmente può parlare, esprime tutta la Sua levatura morale, il Suo credo nell’Uomo e nei suoi valori fondanti: il senso di Giustizia, il senso  della Solidarietà sono costituzionalmente insiti nell’uomo, vanno solo scoperti, valorizzati ed espressi. Quando si dimentica l’Umanità, ecco le aberrazioni della storia, la violenza, ecco la mafia… Sembra elementare, ma perché è semplice, sublime, eterno, universale, incontrovertibile.  La Maraini è un Classico! Telese invece  avvince i giovani e gli adulti, soffre, s’indigna con loro dati alla mano: ce li comunica parlando di lavoro precario (giornalisti, operai…), pericoloso, nobile anche e soprattutto se paragonato a privilegi e prepotenze di insulse e perverse figure. Per citare solo  tre degli  autori che hanno generato una settimana di discussioni, che rientrano da quel giorno  in tutti i nostri discorsi, perché “quando si vende un libro ad una persona gli si vende un’intera nuova vita… perché c’è tutto in un libro, in un vero libro” (Morley). E ci è capitato per una settimana di non sentirci più con i ragazzi tanto su FB, via mail o sms, media che comunque adoriamo, ma di parlarci di più, passarci letture, leggere passi, citarli, chiedere consigli, guardarsi, tacere e comunque capirsi. Stiamo leggendo molto, a Scuola e fuori dalla Scuola. Si è parlato di Vita e di Valori spesso, si sono affrontate situazioni, si è vissuti con una marcia in più: forse saggezza acquisita? Il ritorno da Campi è segnato da rinnovata consapevolezza, più chiare priorità, persino la Formazione risulta fondamentale.  Si trova il coraggio di denunciare, di pretendere qualità e sicurezza anche a Scuola, con maggiore fiducia negli Educatori e nell’Istituzione, si riflette su ciò che potrebbe andare meglio nei rapporti interpersonali e nel mondo, si leggono i giornali. Si trovano le parole giuste, riemergono nella memoria quelle lette e giungono sulle labbra rapide, convinte, si richiede di leggere altro, altro e altro ancora…Si trova il coraggio di , si sente il dovere di  accompagnare, suggerire, risolvere qualche questione.

Ma non è proprio quello che vorremmo per tutti noi dallo Stato e  per i nostri Figli  dalla Scuola? Pare che la “lezione” sia davvero riuscita: una , cento, mille Città del Libro per tutti noi e per i nostri ragazzi e…viva la Letteratura!

Lucia Schiavone
Docente Liceo Classico Aristosseno – Taranto




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