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Spettacoli 2013

Giovedì 12 Dicembre 2013 – Ore 9:00

marcovaldoMarcovaldo, le stagioni in città
Costo dello spettacolo:
5,00 €
Nome della compagnia: Astragali Teatro
Regia: Fabio Tolledi
Interpreti: Lenia Gadaleta, Roberta Quarta, Serena Stifani, Fatima Sai, Antonio Palumbo, Gaetano Fidanza, Iula Marzulli, Manuela Mastria, Eleonice Mastria, Simonetta Rotundo, Francesca Greco.
Durata: circa 1 ora

Percorso testuale
Marcovaldo, ovvero le stagioni in città, è un romanzo di Italo Calvino pubblicato nella collana Einaudi di libri per ragazzi nel 1963.
Favola moderna, il romanzo è diviso in 20 novelle che seguono, come in un colorato calendario, il succedersi delle stagioni dell’anno.
Marcovaldo rappresenta per l’autore la sfida di utilizzare la forma del racconto per affrontare temi importanti della società in cui vive.
Attraverso una scrittura perennemente in bilico tra realtà e immaginazione e attraverso il registro dell’ironia e della comicità, questo libro diviene una preziosa testimonianza del passaggio dalla civiltà contadina a quella industriale degli anni ’60. Questo passaggio, segnato fortemente dalla guerra, obbliga a pensare ad una realtà in ricostruzione, che fa i conti con nuove istanze politiche e sociali.
Lo sguardo è quello inedito e spiazzante di un protagonista buffo e malinconico che non si rassegna a guardare la realtà nel suo dato ‘oggettivo’ ma la reinventa e rilegge continuamente, provocando il lettore con la molteplicità dei punti di vista.

Temi prevalenti
Gli episodi dei racconti sono ambientati in una imprecisata città industriale degli anni ’60, verosimilmente Torino o Milano. Il protagonista Marcovaldo è un operaio che lavora al carico e scarico di anonime merci della ditta Sbav. Nel periodo del boom economico ed industriale dell’Italia post-bellica, Marcovaldo con quattro figli pestiferi e una moglie pedante, cerca continui espedienti per sopravvivere alla realtà di alienazione e povertà a cui la fabbrica lo destina.
Nell’ingenuità che lo caratterizza, Marcovaldo è un bambino cresciuto che mal si adatta all’immediato orizzonte di una città fatta di “cemento e asfalto”. Sulla sua bicicletta a motore e “il naso per aria” cerca disperatamente di recuperare un rapporto con la natura, mettendo in atto maldestre strategie per trovare angoli di paradiso naturale tra le strade della metropoli. E, nonostante la realtà ormai contaminata e contraffatta che lo circonda lasci solo spazio al disincanto, Marcovaldo riesce, nella sua irriducibilità, a leggerla anche nella sua possibile bellezza e nella sua ‘leggerezza’ nonostante tutto.
Così, tutti gli episodi della sua vita quotidiana finiscono per assumere una piega bizzarra e divertente ed ogni semplice dettaglio, come il passaggio di una nuvola carica di pioggia o l’arrivo di uno sbuffo di vento, diventano protagonisti delle sue giornate ben oltre il dato di realtà, che viene costantemente travalicato.
In questo modo, attraverso una scrittura leggera e per nulla pedante, attraverso episodi che si snodano uno dopo l’altro, il lettore, adulto come bambino, viene invitato a guardare con occhio critico al mondo della civiltà industriale e invitato ad una riflessione non scontata sulla società dei consumi, che ben presto assume la forma di una disincantata e lucida presa di distanza.

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Venerdì 13 Dicembre 2013 – Ore 9:00

bicicletta-rossaLa Bicicletta Rossa
Costo dello spettacolo:
5,00 €
Con: Dario Cadei, Silvia Lodi, Otto Marco Mercante, Cristina Mileti, Giuseppe Semerano
Regia: Giuseppe Semeraro
Premio: Eolo Awards 2013 alla miglior drammaturgia di teatro ragazzi e giovani

“La bicicletta rossa” nasce da una forte necessità di raccontare e tradurre per la scena la storia di una famiglia capace di parlare dell’oggi.A tenere il filo della narrazione c’è Marta che come se sfogliasse un album fotografico ci racconta le strampalate ed eroiche avventure della sua famiglia.Le vicende di cui Marta ci parla appartengono al nostro tempo pur essendo incastonate in un’epoca indefinita e lontana rendendo quasi fantastiche e surreali le azioni.La famiglia di Marta per vivere mette le sorprese negli ovetti di cioccolato ma a complicare la sua vita, come la vita di un intero paese, c’è BanKomat il personaggio negativo, proprietario di tutto, della fabbrica degli ovetti, della casa ma anche della luna e delle stelle e nulla può essere fatto senza pagare qualcosa a BanKomat.

Utilizzando i ritmi e gli stilemi parossistici del cinema muto ma non solo, lo spettacolo strizza l’occhio a Eduardo, muovendosi però con le cadenze di una fiaba, e concedendo numerosi tributi al teatro di figura. Un coacervo di forme e rimandi stilistici tutti protesi a condurre per mano, emozionalmente, i piccoli spettatori, in una storia dai sapori antichi ma del tutto in sintonia con i momenti difficili che stiamo vivendo.
Questo spettacolo è stato prodotto in Puglia grazie al sostegno del P.O. FESR PUGLIA 2007/2013 Asse IV – Linea d’intervento 4.3.2. e 4.1.2.

“Principio Attivo Teatro è una esperienza, un percorso, un laboratorio permanente delle arti sceniche. Un collettivo di artisti che attorno al teatro unisce attori registi, drammaturghi, scenografi, pedagoghi e musicisti. Il nostro lavoro mette l’attore al centro della creazione. Il corpo dell’attore si fa luogo aperto su cui leggere e cogliere i graffi del nostro tempo.
Il teatro è la nostra arma per attraversare la contemporaneità. Insieme sperimentiamo un approccio alla creazione sempre differente; cerchiamo di aprire porte, sfondare sensi, creare cortocircuiti.
Il teatro è per noi come una trincea da cui lanciamo versi”

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Sabato 14 Dicembre 2013 – Ore 9:00

perenosperaLa Perenòspera
Costo dello spettacolo:
5,00 €
Con: Umberto Papadia, Atucà Indio Olegui

Il progetto artistico-culturale di Umberto Papadia e Atucà Indio Olegui “Salento-Amazzonia” è un connubio artistico, ecologico e di pensiero tra due culture lontane 10000 km ma inaspettatamente tanto vicine.
La rappresentazione si articola in due fasi: la prima introduttiva e di pochi minuti, in cui Umberto parla delle emergenze ecologiche della nostra terra e dell’inquinamento culturale salentino, mentre il professor Atucà , racconta delle difficili condizioni del popolo Guaranì, che lotta alacremente per salvare la foresta amazzonica; nella seconda fase, spettacolare, ha inizio con il concerto, tiratissimo, e di grande tecnica musicale, intersecato da straordinarie coreografie e danze tribali tipiche degli indios dell’amazzonia.
Inizia l’esibizione ‘U Papadia con la band, e fin dal primo brano si percepisce che è uno show travolgente, il pubblico si incuriosisce immediatamente e diventa complice, si alternano ritmi veloci e lenti in uno stile folk-funky-rock, e, con grande ironia Umberto, trascina tutti in un irresistibile divertimento. Il live-set è essenziale costituito da: voce, chitarre, basso, batteria, tamburello, si aggiungono svariati oggetti trasformati in strumenti musicali per l’occasione (marranzani, saxotone, rullandoro, kazoo, pentole e buatte), un mix di sonorità moderne e antiche che rendono omaggio alle radici del cantante. Nella parte centrale dell’esibizione si inserisce Atucà, che entra danzando e contemporaneamente suonando, con strumenti insoliti e mai visti, utilizza delle scarpe con gli speroni con cui crea una specie di accompagnamento percussivo sul pavimento, poi tira fuori lance coltelli e infine le bolas (erano un’arma Guaranì composta da una corda con all’estremità due o tre palline fatte di pietre di circa mezzo chilo) che contribuiscono ad accelerare i ritmi fino a creare un’atmosfera musicale incredibile, una sorprendente full immersion nella cultura sudamericana. Si conclude con una fusione di ritmi e sonorità tipiche del sud Italia con quelle amazzoni, utilizzando gli strumenti tipici delle due culture.

atucaAtucà Indio Olegui – Prima che un’artista, Indio è un divulgatore della cultura Guaranì, quella del popolo da cui proviene e che vive ancora in mezzo a grandi difficoltà in un’area compresa tra Brasile, Argentina e Uruguay. In tal senso i vari quadri dello spettacolo – che seguono ad esempio i rituali del matrimonio, della lotta pacifica e dell’iniziazione dell’uomo – appaiono ancor più veri e coinvolgenti. Indio e i danzatori, entrano in scena guardinghi e questo atteggiamento deriva dal naturale timore e sospetto dell’indio verso la società, la stessa che cinque secoli prima aveva iniziato la colonizzazione del nuovo continente. Della coreografia fanno parte anche momenti in cui le armi di difesa diventano protagoniste: le lance (anche infuocate), i coltelli (questo è il punto di unione tra la cultura spagnola e quella indio da cui poi è scaturita la tradizione gaùcho) e soprattutto le bolas, il lazo sudamericano che reca alle estremità delle corde tre biglie. Questa era un’arma micidiale che permetteva alle tribù guaranti di difendersi agevolmente grazie a una tecnica spettacolare di lancio delle pietre: con le bolas (del peso complessivo di circa mezzo chilogrammo) si potevano colpire bersagli a 200 mt, mentre gli spagnoli, coi loro archibugi, non andavano oltre i 50.

Umberto Papadia – Cantastorie-Poeta e musicista di grande estro e talento, divulgatore del progetto filosofico-discografico “La Peronospera” è il termine ironico che egli usa per definire una “patologia cronica asintomatica” dovuta ad un parassita che, integrato ormai nel DNA del popolo Salentino, e che provoca uno stato di apatia tale da convincerti che le cose…. non cambieranno mai. E’ la malattia che ’u Papadia sente dentro di se è forse inguaribile, ma di certo antica come la sua terra, quel Salento che brucia di passione e di dolore, una terra calpestata da troppe scarpe straniere, ostili, affamatrici. È una sorta di indolenza, quella, che colpisce un popolo troppo spesso umiliato, ma indomabile: un’apatia, un affaticamento dello spirito e del corpo, un blues mediterraneo che ti fiacca e ti spinge a reagire, a trovare una cura per una perenne inquietudine, la speranza di una salvezza personale e collettiva, il ritorno in un luogo da poter chiamare casa. Papadia si schermisce. Dice: «Sono l’unico possibile interprete di me stesso», ma la sua è una giocosa menzogna. Il suo giocare al ribasso è solo un modo di denunciare lo straniamento dalle proprie origini, ma non una reale solitudine. Umberto canta, urla, balla e fa ballare perchè tutti, salentini e non, affrontino quella malattia.



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